Iniziamo a progettare la sanità pubblica aretina del dopo coronavirus

Iniziamo a progettare la sanità pubblica aretina del dopo coronavirus

2 maggio 2020

Siamo ancora alle prese con un’emergenza sanitaria che ha mostrato, come unanimemente riconosciuto in Italia e all’estero, il valore del servizio sanitario pubblico e il disastro compiuto negli anni passati con l’impoverimento e il taglio dei servizi sanitari pubblici e la loro parziale privatizzazione. Investire in persone, mezzi, strutture e strategie del Servizio Sanitario Nazionale è dunque un obbligo.

L’esperienza vissuta in questi mesi insegna molto per progettare il futuro e da questa derivano alcune considerazioni che proponiamo alla discussione pubblica.

1. In Toscana il concreto rischio di una estesa pandemia come quella verificatasi nell’Italia settentrionale, che avrebbe comportato gravissime sofferenze e morti e reso impossibile le cure ospedaliere, è stato affrontato con appropriate decisioni preventive. Tra queste, aver distinto e separato il più possibile i reparti dedicati al covid da quelli no covid, previsto residenze per le cure intermedie, non sempre realizzate, ecc. In questa fase ogni risorsa è stata importante e lo sarà fino a che la pandemia non sarà ricondotta a fenomeno residuale e gestibile.

2. Nel periodo che ci separa dall’uscita dalla fase sanitaria emergenziale, quindi già ora, è fondamentale riorientare molti interventi specialmente nella decisiva azione preventiva territoriale. In questo senso, e guardando anche al futuro, a nostro parere anche ad Arezzo il servizio sanitario pubblico necessita di due linee di azione. Primo: la ricostruzione e il potenziamento dei servizi e delle strutture sanitarie di prevenzione e assistenza territoriali, con una nuova organizzazione e rafforzamento della medicina di base. Secondo: prevedere fin da subito il rafforzamento e la qualificazione dell’ospedale San Donato, affinché esso recuperi, potenzi, migliori ogni sua propria e ordinaria funzione con persone e strumentazioni adeguate, affiancato da valide e non depauperate strutture ospedaliere nelle vallate aretine. Le due azioni sono strettamente correlate e tra loro funzionali: l’una sorregge l’altra. Più forte sarà la sanità territoriale, più sarà in grado di prevenire e curare le malattie, più l’ospedale potrà sviluppare le sue competenze tecniche e scientifiche e far fronte alle richieste anche in situazioni di particolare difficoltà.

3. Se la strategia generale per il futuro della sanità italiana si riassume in “rafforzamento e qualificazione del sistema sanitario pubblico” – strada condivisa da Governo e Regione Toscana, autorità scientifiche nazionali e operatori sanitari delle Asl – ci sembrano contraddittorie e preoccupanti le dichiarazioni del Direttore generale della Asl sudest riportate recentemente dalla stampa. Non comprendiamo cosa voglia significare “diminuire i posti letto attuali”, “spostare” alcune strutture interne, auspicare che “questa collaborazione con le strutture private prosegua” al di là della fase di emergenza. Oltre a preoccupare noi e gli operatori del sistema sanitario pubblico, queste frasi inquietano molti cittadini e associazioni di Arezzo che alla struttura pubblica hanno sempre creduto, tanto da finanziare direttamente, con molte e varie iniziative, una parte delle più importanti attrezzature di cui dispone l’ospedale San Donato.

Pertanto crediamo che il Direttore generale debba chiarire ed esplicitare le sue dichiarazioni e che la Regione Toscana debba esprimersi nel merito.