Arezzo 2020: iniziamo il percorso per la ripubblicizzazione dell’acqua

Arezzo 2020: iniziamo il percorso per la ripubblicizzazione dell’acqua

7 luglio 2020

È dal 2011, quando si sono tenuti i due referendum sull’acqua pubblica, che la volontà degli italiani non è rispettata e si è mantenuta la gestione privata del servizio idrico, spesso con risultati poco brillanti e a costi elevati per i cittadini, come ad Arezzo con la gestione di Nuove Acque.

Forse, dopo 9 anni, qualcosa sta cambiando: apprendiamo dalla stampa che tutti i Comuni serviti da Publiacqua S.p.a. hanno deciso all’unanimità di disdettare i cosiddetti patti parasociali con il gestore privato per avviare un percorso di ripubblicizzazione del servizio idrico. Si tratta di 45 Comuni delle provincie di Firenze, Prato e Pistoia e del Valdarno aretino.

I Comuni serviti da Nuove Acque hanno invece preferito ignorare l’esito referendario e hanno mantenuto ferma la gestione privata del servizio idrico tanto che, nel Gennaio 2018, sei anni prima della scadenza naturale del contratto, decisero a larga maggioranza di allungare di ulteriori tre anni la gestione di Nuove Acque prorogandola al 2027. Tra i contrari ci fu il Comune di Arezzo, con Ghinelli che annunciò pubblicamente ricorsi contro questa scelta da lui definita “improvvida” e “fragile sotto il punto di vista giuridico”. Poi, dopo le sparate sui giornali, ci deve aver ripensato, perché nessun ricorso è stato mai presentato.

Arezzo 2020 per cambiare a sinistra sta dalla parte della ripubblicizzazione del servizio idrico, per una gestione pubblica e partecipativa dell’acqua, consapevole che a questo risultato si può arrivare non con slogan, ma con un’attenta e paziente azione politica della quale il Comune di Arezzo, in netta discontinuità col passato, dovrà farsi promotore e capofila nei confronti degli altri 31 Comuni della provincia di Arezzo e 5 della provincia di Siena.

Per Arezzo 2020 il processo di ripubblicizzazione dell’acqua, che necessariamente deve coinvolgere i cittadini, le organizzazioni dei consumatori e dei lavoratori e i locali comitati, non può sfociare nella costituzione di un’unica multiutility regionale, ma nella costituzione di un’azienda pubblica con un ambito territoriale come quello oggi servito da Nuove Acque e senza scopo di lucro, cioè dove le entrate che deriveranno dall’erogazione del servizio idrico saranno interamente reinvestite per il miglioramento e l’estensione dell’acquedotto, dei servizi fognari e degli impianti di depurazione.